Golden butterfly

Per fortuna che all’estero il nostro paese è conosciuto come “sunny Italy”, perchè sembra di stare a Seattle: tutti i fine settimana, da un mese a questa parte, sono stati incredibilmente piovosi…. quasi ovvio, dato che avevo in programma solo scatti all’aperto! Tuttavia, per ogni legge di Murphy c’è sempre una scappatoia… la soluzione stavolta è stata scattare nel bel mezzo di settimana scorsa (quando il meteo era ottimale) anche se ha significato delle corse non indifferenti per riuscire ad uscire a un orario decente e soprattutto sopravvivere al traffico da ora di punta milanese. ;-)

In un mondo perfetto, saremmo andati a scattare in un campo fiorito… peccato che oltre a rendere impossibile stare all’aperto per tutti gli esseri sprovvisti di branchie, le trolling rains hanno provveduto a cancellare dalla faccia della Terra buona parte dei fiori per cui la scelta è ricaduta su un bosco artificiale che, come abbiamo presto scoperto a nostre spese, era soprattutto un enorme allevamento di insetti photobomber e ragni assatanati.

Scleri metereologici e insettofobi a parte, stavolta ho approfittato del lusso di avere ben due assistenti e ho trovato il tempo di sfruttare la Mark II anche per fare qualche video: da un po’ di tempo volevo mettere insieme una sorta di backstage/workflow e visto che il weekend scorso è stato nuovamente piovoso, il risultato è stato questo: una serata di scatti e circa 40 minuti di editing in meno di 3 minuti. Enjoy!

Per quanto riguarda le foto: due set al prezzo di uno… tramonto in mezzo ai campi scattato con flash e foresta (in mezzo agli insetti) con luce naturale. Ancora una volta, la modella è miss Cleo Viper, il trucco è merito di Claudia Malavasi, mentre hanno avuto una pazienza infinita a starci dietro ai nostri scleri Francesco e Andrea Tosi.



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Milan Image Art Fair 2012

Sabato scorso ho sopportato l’ennesimo monsone che ha colpito milano (secchiate d’acqua e pure grandine nel pomeriggio) per farmi un giretto alla MIA Fair. L’ironia di avere letto nel loro sito questa dichiarazione “MIA si terrà a maggio e la dolcezza della primavera ci aiuterà a trascorrere lì ore piacevoli, interessanti e ricche di stimoli” poco prima di prendermi una lavata colossale è andata completamente persa per la sottoscritta.

Un paio di considerazioni generali sull’assetto della fiera…
La disposizione dei padiglioni era ancora più confusa dell’anno scorso: forse sono troppo assuefatta a percorsi regolati a prova di idiota con frecce che chiaramente indicano il modo migliore di girare i padiglioni, ma orientarsi e stilare un percorso che permettesse di vedere tutto in modo ordinato e senza fare più passaggi era impossibile, tant’è che un paio di volte ho avuto la sensazione di stare esplorando un dungeon da videogioco più che una fiera -sensazione acuita anche dal numero abnorme di troll bambini lasciati liberamente in giro a far casino… magari i genitori volevano variare la routine e al posto del giretto all’Ikea hanno portato la prole al Mia?
Il motivo principale della confusione presumo sia stata la maggiore quantità di stand: se questo ha sicuramente dato modo a più espositori di partecipare, ho notato situazioni poco felici -come ad esempio colonne portanti poste direttamente davanti a opere.
Ottima idea quella di dedicare un padiglione ai fotografi di moda, ma avendo notato una maggiore quantità di stand dedicati a opere non esattamente fotografiche (anzi, neanche il termine “mixed media” le avrebbe potute includere nella categoria) non sarebbe stato male avere una sezione separata anche per loro.

I miei preferiti, in ordine sparso… non c’è granchè per quanto riguarda i ritratti stavolta, vuoi per la scarsa appetibilità delle proposte del genere e vuoi perchè alcuni di cui avrei parlato hanno esposto le stesse opere dell’anno scorso. Di contro, ho cercato di concentrarmi sugli italiani, anche se qualche nome straniero salta fuori lo stesso. ;-)

Sergio Scabar
Il low-light esagerato a quanto pare va abbastanza (non era l’unico artista ad avere opere di questo genere in esposizione), ma devo dire che le sue erano le migliori, aiutate in particolar modo dalla stampa su carta estremamente matte e dal formato ridotto che lasciava comunque spazio all’immaginazione. Peccato averle viste sulle pareti bianche e le luci molto forti che erano standard per ogni stand, dato che sicuramente in un ambiente più ovattato e con pareti scure avrebbero sicuramente avuto un effetto migliore.

Irene Kung
Sempre low-light, ma con stampe di dimensione elevata e monumenti che pur essendo immediatamente riconoscibili, decontestualizzati dalla loro geografia originaria e immersi nelle ombre danno un senso di desolazione e straniamento.

Valentina Vannicola
Italiana abbastanza giovane (classe 1982) ma molto interessante… tra l’altro, la raccolta delle sue foto sulla porta dell’Inferno completo di poster con gironi danteschi è stato l’unico acquisto della sottoscritta. Al di là degli stand dedicati alla vendita di libri, erano pochissimi a offrire materiale oltre alle stampe in esposizione (ovviamente fuori portata della maggior parte dei visitatori non addetti ai lavori). Mi rendo conto che libri e stampe a prezzi abbordabili non costituiscono la fonte principale di guadagno di un artista, ma sono comunque un ottimo modo di far girare il proprio nome… personalmente avrei comprato volentieri altra roba del genere, se ce ne fosse stata disponibile, ma tanti non avevano nulla se non il folder individuale della fiera (e alcuni nemmeno quello).

A proposito di artisti senza un minimo di identificazione: Michal Macku produce sculture in acrilico composte da più livelli di scatti monocromatici in trasparenza ma a parte il suo nome in cima allo stand non ho recuperato manco un biglietto da visita o un flyer che mi dicesse qualcosa sul progetto, dovendo sbattermi a cercare online in un secondo momento. Splendide opere, pr skills abominevoli.

Gioberto Noro
Geometrie di cemento la cui severità è rotta da calcolati giochi di luce o da vegetazione lussureggiante sono alla base delle opere di una coppia di artisti (Sergio Gioberto e Marilena Noro) che mi ricordano molto i paesaggi rarefatti e ciclopici di Michal Karcz.

Lo stesso vale per Fabrizio Ceccardi e la sua serie Out of Eden.

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Reanimator revised

Qualche tempo fa ho avuto l’orrida notizia che la moda del teen-remake è arrivata a toccare anche quel piccolo classico del gore che è Reanimator, con prevedibili risultati di epic failure: le foto di preview farebbero incazzare chiunque da quanto sono malfatte e ovviamente sono riuscite a strappare l’ennesimo “ma stiamo scherzando?!” di incredulità alla sottoscritta.
Personalmente, non sono contraria al remake, se è fatto da gente con un minimo di cognizione di causa: si diceva che Brian Yuzna aveva intenzione di fare qualcosa del genere in futuro e al di là della sua abilità personale, avere il team originale sicuramente avrebbe dato risultati migliori dell’aborto linkato sopra. Inizialmente mi ero chiesta: quanta audience può sperare di avere una serie televisiva *per teenager* dedicata a un rianimatore di cadaveri con un’etica discutibile e più omicidi alle spalle di John Wayne Gacy? A quanto pare, basta prendere un po’ di ventenni bellocci e dallo zigomo affilato, magari mettere qualche stellina glitter sul Necronomicon per coprire le parti peggiori e voilà, il prodotto finale è pronto per il nutrito pubblico di (non esattamente) teenager che si sciroppa da qualche anno qualsiasi stronzata soprannaturale.

Cliccate sulla foto per apprezzare al meglio il new look del povero Herbert West, se riuscite a sopravvivere ai lens flare. Da notare il reagente che per qualche motivo da verde è diventato viola, forse perchè fa più gggotico.

Il perchè di tutto questo rant? Ma per introdurre la mia personale versione del personaggio, ovviamente!

Ho passato gran parte del ponte a casa dei miei e già da un po’ volevo usare la loro orrida soffitta prima che i muratori buttino giù tutto e bonifichino l’area liberando i miei gatti da incubi di piccioni mutanti assassini e me di una location per scatti horror… non avendoci messo piede da mesi, mi ero mentalmente preparata set diversi (una ghost story vittoriana? Un esorcismo vecchio stile?) ma dopo un sopralluogo e una sessione di brainstorming su quanto il martire modello era disposto a subire (c’è un limite anche per il fratello più paziente!), ho deciso di metter mano nuovamente alla collezione di cianfrusaglie di famiglia, questa volta a tema medico, e realizzare un piccolo tributo a Reanimator. Un processo laborioso, dato che ci sono volute circa tre ore di lavoro per creare il set, quattro per gli scatti veri e propri, un’altra oretta per sbaraccare di nuovo tutto e il resto della serata per decontaminarmi dai chili di polvere tossica accumulati nel processo. Di contro, la post è stata molto più veloce del solito, dato che volevo avere scatti volutamente grezzi, con colori neon e sgranature da filmaccio anni ottanta (il primo Reanimator è dell’85).

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Feathers and asbestos

Il sopralluogo che citavo nel post precedente? Era la preparazione per una giornata intera di scatti passati in mezzo a scorie chimiche di varia natura con miss Cleo Viper e il suo splendido costume da corvo. Come per gli scatti di Biancaneve, il trucco è merito di Claudia Malavasi. Avendo preventivato un bel po’ di tempo a disposizione, siamo riuscite a scattare tre situazioni differenti.

Warm-up
Scatti a luce naturale, giusto per riscaldarci un po’ e immortalare il trucco prima che polvere e fatica iniziassero a fare danni… una cosa che veramente mancava era la musica: il silenzio di un’area abbandonata alla lunga inquieta e non sempre è il mood giusto! Prima o poi mi attrezzerò con un ipod e un paio di casse portatili!

Main set
Le mie preferite dell’intera giornata. Sempre luce naturale, che per fortuna ha collaborato per gran parte della giornata. Era da una vita che volevo scattare vicino a questo enorme tubo coperto e finalmente ci sono riuscita con l’outfit giusto: adoro la contrapposizione di texture tra penne e ruggine.

Green light
Per finire la giornata: un corridoio pieno di tubi, due flash e una buona dose di bestemmie per i miei trigger malmessi. Queste sono più simili a quello che producevo un paio di annetti fa, quando ero presa benissimo dalle “americanate” alla Strobist.

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Pre-Avengers fun

Mancano un paio di giorni all’uscita di Avengers, per cui ne approfitto per postare qualche scatto vagamente a tema che finalmente ho avuto il tempo di editare: la citazione di Black Widow non era minimamente voluta al momento degli scatti (si trattava di un sopralluogo/esplorazione/gita in posti insalubri effettuato qualche settimana fa e purtroppo rimasto bloccato nel limbo del mio mac rotto) ma al momento c’è una rossa in tenuta militare che campeggia su qualsiasi media, quindi volente o nolente Isabella mi ha ricordato l’agente Shield. ;-)

In questo periodo, vuoi per il fatto che i miei trigger sono tutti un po’ malmessi e ogni volta sono bestemmie per farli funzionare, vuoi perchè continuo ad avere fortuna con il tempo, sto scattando moltissimo in luce naturale e anche queste rientrano nel numero… anche se prevedo un ritorno di fiamma dei flash, dato che il mio prossimo progetto è scattare nella soffitta di casa mia prima che venga demolita!



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Game of drinks

Domenica sera, e mentre sto scrivendo questo post attaccata di straforo alla connessione dell’ignaro vicino, chissà quante migliaia di persone stanno godendosi la premiere di Game of Thrones. Internet a parte, personalmente una puntata non mi basta per cui cercherò disperatamente di non avere spoilers e aspetterò che ce ne siano almeno un paio a disposizione prima di inaugurarla. Meanwhile…. durante le ricerche per gli scatti di Arya Stark, mi ero accorta che non solo c’erano pochi cosplay o scatti dedicati ai personaggi, ma mancava qualcosa di ancora più essenziale per festeggiare la seconda serie: un drinking game come si deve! Oh, c’è un post su Reddit che ne offre uno (c’è tutto su Reddit) ma è in stato embrionale e soprattutto, non è specifico per la seconda stagione, per cui ho pensato di mettermici io e crearne uno apposta.

Non sono quello che si definisce una spettatrice silenziosa -commentare qualsiasi cosa accade sullo schermo con buona pace di chi mi sta a fianco è più forte di me- per cui i drinking games sono la soluzione migliore per evitare di venire lanciata fuori dalla finestra: giocando è impossibile mantenere il silenzio.
E soprattutto, a differenza dei vari beer pong di provenienza americana (che solitamente richiedono un minimo di abilità motoria) o dei giochi a filastrocche che andavano per la maggiore a Bergamo (non capisco come mai dato che richiedono un livello di presenza mentale superiore a chi di solito ci giocava!) i drinking games da nerd si giocano comodamente spaparanzati sul divano con una stampata delle istruzioni.

Ovvio che, una volta iniziato, dovevo fare le cose in grande: gli scatti sono stati fatti a Bergamo sfruttando la collezione di libri antichi (e di carrabattole) di mio padre mentre la copertina e l’interno sono frutto di un paio di settimane di lavoro nei ritagli di tempo. Dato che è un gioco con due drinks (superalcolico per gli shots + alcolico normale per i sorsi) ho incluso tre modi diversi di gioco a seconda delle casate, ma non avendole coperte tutte, se qualcuno ha suggerimenti su come giocare (ad esempio rum + qualcosaltro per i GreyJoy) cercherò di includerle nella versione finale, a serie finita. In the mean time, enojy!

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SPOILER WARNING: ho cercato di mantenere le istruzioni del drinking game il più possibile vaghe, ma la copertina ingrandita è pericolosa per chi non ha letto i libri perchè contiene spoiler su come finiscono alcuni personaggi, per cui ingrandite a vostro rischio!

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E, ovviamente, Game of Thrones non è mia proprietà intellettuale ed è copyright di HBO… questo non è il drinking game ufficiale ma un fan made tribute :-)

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Friday Links

Everything is a remix

L’ultima parte del documentario di Kirby Ferguson sulla circolarità delle idee nella società: spaziando dalla musica ai film ai vari rami della pop culture odierna.

The Book cover archive

Un must per chiunque voglia vedere delle copertine fatte bene in modo veloce e in quantità considerevole, ci ho perso ore e continuo a darci sbirciatine ogni tanto.

Still Alive

Still Alive was firstly conceived as explanation of what abandoned factories make me feel when being inside: not dead places as the common sense wants to suggest, but silent witnesses just asking to be listened Archivio fotografico di Marcello Modica, con molti spunti interessanti per gli appassionati di archeologia industriale.

Manly men doing manly things

La mia webcomic preferita del momento: reinserirsi nel mondo del lavoro è dura per chi ha passato tutta la vita a prendere a craniate alieni, per fortuna c’è un’agenzia apposta.

Alien brain hemorrhage

Non ho la minima idea del sapore di un cocktail del genere: considerando gli ingredienti assolutamente sconclusionati che richiede deve fare veramente schifo, ma il nome è perfetto.

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