Milan Image Art Fair 2012

Sabato scorso ho sopportato l’ennesimo monsone che ha colpito milano (secchiate d’acqua e pure grandine nel pomeriggio) per farmi un giretto alla MIA Fair. L’ironia di avere letto nel loro sito questa dichiarazione “MIA si terrà a maggio e la dolcezza della primavera ci aiuterà a trascorrere lì ore piacevoli, interessanti e ricche di stimoli” poco prima di prendermi una lavata colossale è andata completamente persa per la sottoscritta.

Un paio di considerazioni generali sull’assetto della fiera…
La disposizione dei padiglioni era ancora più confusa dell’anno scorso: forse sono troppo assuefatta a percorsi regolati a prova di idiota con frecce che chiaramente indicano il modo migliore di girare i padiglioni, ma orientarsi e stilare un percorso che permettesse di vedere tutto in modo ordinato e senza fare più passaggi era impossibile, tant’è che un paio di volte ho avuto la sensazione di stare esplorando un dungeon da videogioco più che una fiera -sensazione acuita anche dal numero abnorme di troll bambini lasciati liberamente in giro a far casino… magari i genitori volevano variare la routine e al posto del giretto all’Ikea hanno portato la prole al Mia?
Il motivo principale della confusione presumo sia stata la maggiore quantità di stand: se questo ha sicuramente dato modo a più espositori di partecipare, ho notato situazioni poco felici -come ad esempio colonne portanti poste direttamente davanti a opere.
Ottima idea quella di dedicare un padiglione ai fotografi di moda, ma avendo notato una maggiore quantità di stand dedicati a opere non esattamente fotografiche (anzi, neanche il termine “mixed media” le avrebbe potute includere nella categoria) non sarebbe stato male avere una sezione separata anche per loro.

I miei preferiti, in ordine sparso… non c’è granchè per quanto riguarda i ritratti stavolta, vuoi per la scarsa appetibilità delle proposte del genere e vuoi perchè alcuni di cui avrei parlato hanno esposto le stesse opere dell’anno scorso. Di contro, ho cercato di concentrarmi sugli italiani, anche se qualche nome straniero salta fuori lo stesso. ;-)

Sergio Scabar
Il low-light esagerato a quanto pare va abbastanza (non era l’unico artista ad avere opere di questo genere in esposizione), ma devo dire che le sue erano le migliori, aiutate in particolar modo dalla stampa su carta estremamente matte e dal formato ridotto che lasciava comunque spazio all’immaginazione. Peccato averle viste sulle pareti bianche e le luci molto forti che erano standard per ogni stand, dato che sicuramente in un ambiente più ovattato e con pareti scure avrebbero sicuramente avuto un effetto migliore.

Irene Kung
Sempre low-light, ma con stampe di dimensione elevata e monumenti che pur essendo immediatamente riconoscibili, decontestualizzati dalla loro geografia originaria e immersi nelle ombre danno un senso di desolazione e straniamento.

Valentina Vannicola
Italiana abbastanza giovane (classe 1982) ma molto interessante… tra l’altro, la raccolta delle sue foto sulla porta dell’Inferno completo di poster con gironi danteschi è stato l’unico acquisto della sottoscritta. Al di là degli stand dedicati alla vendita di libri, erano pochissimi a offrire materiale oltre alle stampe in esposizione (ovviamente fuori portata della maggior parte dei visitatori non addetti ai lavori). Mi rendo conto che libri e stampe a prezzi abbordabili non costituiscono la fonte principale di guadagno di un artista, ma sono comunque un ottimo modo di far girare il proprio nome… personalmente avrei comprato volentieri altra roba del genere, se ce ne fosse stata disponibile, ma tanti non avevano nulla se non il folder individuale della fiera (e alcuni nemmeno quello).

A proposito di artisti senza un minimo di identificazione: Michal Macku produce sculture in acrilico composte da più livelli di scatti monocromatici in trasparenza ma a parte il suo nome in cima allo stand non ho recuperato manco un biglietto da visita o un flyer che mi dicesse qualcosa sul progetto, dovendo sbattermi a cercare online in un secondo momento. Splendide opere, pr skills abominevoli.

Gioberto Noro
Geometrie di cemento la cui severità è rotta da calcolati giochi di luce o da vegetazione lussureggiante sono alla base delle opere di una coppia di artisti (Sergio Gioberto e Marilena Noro) che mi ricordano molto i paesaggi rarefatti e ciclopici di Michal Karcz.

Lo stesso vale per Fabrizio Ceccardi e la sua serie Out of Eden.

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