Category Archives: PERSONAL

Friday’s links, plus a couple of pics

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These two aren’t enough to prompt a whole post dedicated to them as I already shoot the outfit to death, butI couldn’t resist sneaking them in!

Model: Cleo Viper
Make up: Claudia Malavasi
Outfit: Christina Riminucci

Today’s link list is rather boring, if you don’t like reading articles online. I, on the other hand, have recently discovered the guilty pleasure of reading stuff on my cellphone while on the bus, so here’s my three picks of the week!

History of Emoticons and Emoji from Rhizome.
This very well written article is a must for every designer dealing with icons and pictograms.

Get into an isolation tank and out of your head from Ultraculture.
Having recently experienced a sensory deprivation pod (and having quite liked it!) I’m readying myself for take two -possibly in some big, comfy american version.

A short lesson in perspective by Lindsey Redding.
You get used to reading rants about the advertising word, how it’s a shallow and utterly soulless place ecc ecc. You nod your head, maybe sigh a bit if you’re reading it at 11pm during a computer break, then move on completely unchanged by the words. This article isn’t one of those and it’s even more sobering once you realise that the author died shortly after writing it.

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Hexen

A couple of weeks ago I had the chance to spend a busy afternoon with lovely Xarah, who was visiting Italy for the Milan Burlesque Awards -where she managed to snag a trophy for “best performer” too!

Despite having only a small amount of time for the shooting, we managed two outfit changes, both revolving on Xarah’s beautiful leather mask. I also got the chance to use some of my black acrylic nails, which I fashioned into talons… I’m in love with how they turned out and if they weren’t so horribly impractical I would sport these myself everyday, just to scare little children! On a nail-related note, I see more and more elaborate nail art being featured in magazines and media as part of the styling, but it’s only abroad right now… when is this going to finally get over here?

Between work and the fact that I spent the past week buried in bed with the most horrid flu I had in years, I didn’t have the chance nor the inclination to start working… I was still grumpily lamenting my clogged-up state while reading for the nth time Dance Macabre (King’s excellent analisys of the horror genre through media and ages) when I came across this little gem that got me firing up the computer for the first time in a whole week.

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That little tidbit from a Kenneth Patchen poem is the reason a more “standard” postproduction ended up in the dark forest ;-)

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Ye olde language shift

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Esattamente due anni fa ho completato il trasloco da Livejournal a WordPress, per cui mi pare appropriato festeggiare dando un bel calcio nel fondoschiena alla lingua italiana e passare da ora in avanti all’inglese.

E’ una decisione su cui già stavo meditando da tempo, per una serie di motivi pratici e di gusto personale.
Prima di tutto, perchè in inglese riesco ad esprimermi in modo nettamente più veloce/conciso. Questo è stato un esperimento durato fin troppo: scrivere in italiano è un’agonia per la sottoscritta, divento logorroica e ci impiego il triplo del tempo, mentre in inglese suona tutto molto meglio.
In più, guardando gli stats, vedo che costantemente 3/4 delle visite è anglofona. E “purtroppo”, a causa della lingua si possono solo concentrare sulle foto perdendosi tutto il mio humour di classe. Nope, non la scamperete così facilmente.

Long story short: from the next post this blog will be in english.

(*)si, mi rendo contro che dovrebbe essere “back to english” ma non volevo perdere il “to the” e impaginare “back to the english version of my blog” era una menata improponibile…. :-P

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Necronomicon nails

Secondo capitolo delle mie manicure libresche. Stavolta è un classico: Necronomicon – The best tales of H.P. Lovecraft
Io adoro Lovecraft… la mia tendenza alla logorrea si trova perfettamente nel suo stile che per molti invece è troppo ampolloso; la cosmogonia che ha creato è stata fondamentale per parecchi autori considerati al giorno d’oggi come i massimi esponenti di horror, fantascienza e fantasy…. ed era un amante dei gatti per cui di default vince tutto.

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Ho svariate raccolte e saggi di mr L. ma questa versione omnibus recuperata in un bookshop londinese e imbarcata a mano al ritorno perchè non stava in valigia è perfetta per farsi una maratona di disgrazie cosmiche (altrui), tentacoli e orrori inenarrabili… certo, bisogna chiudere un occhio sul lettering atroce del titolo, un Papyrus deformato a causa della lunghezza del nome, ma considerando che il Necronomicon è un libro fittizio scritto da un pazzo yemenita, il Papyrus è ancora una scelta ammissibile. ;-)

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Se si parla di Lovecraft si parla di Chtulhu. E se si parla di Chtulhu si parla di tentacoli. Ho ripassato lo smalto nero di base con pennellate di nero glitterato argento per dar più materia al disegno.

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Orrida qualità fotografica, purtroppo, dato che ho usato a)una digicam compatta del secolo scorso e b)ho scattato mentre facevo colazione, ergo in modalità provvisoria.

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Ricette rock

Cerco sempre di collaborare con gente che è appassionata di quello che fa e con Enrico & Andrea non è stato difficile trovare punti in comune: sono l’incarnazione della passione culinaria (con buona pace del mio girovita).

La loro ultima creazione è Ricette Rock, un blog molto interessante che unisce il food alla musica e di cui ho avuto il piacere di curare gli scatti promozionali.
E’ ancora in fase di beta ed è alla ricerca di ricette da parte degli utenti, per cui se c’è gente che si diletta ai fornelli è il momento buono per contattarli! ;-)

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Spirit + Flesh

Mi sono accorta che nell’ultimo periodo ho postato sempre più frequentemente online i risultati della mia nail art casalinga, per cui ho deciso di legittimare la cosa un po’ meglio e accorparla con un’altra mia passione: collezionare libri. Tempo e voglia permettendo, questa è la prima di una serie di manicure ispirate da libri.

Primo capitolo, Fakir Musafar – “Spirit+Flesh”.

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Chiunque sia appassionato di body modification “seria” sicuramente conosce Fakir, uno dei pionieri del modern primitive movement. Il suo libro è particolarmente interessante anche perchè oltre a far vedere uno scorcio nella sottocultura attraverso gli anni, a differenza delle solite pubblicazioni di body art è anche una raccolta della sua opera fotografica e dei suoi autoscatti dall’adolescenza in poi per cui si riesce a vedere il suo progredire sia in ambito fotografico che per quanto riguarda le sue trasformazioni fisiche.

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Adoro i libri con colour scheme monocromatici e questo è un esempio perfetto… copertina con embossing che richiama i messali e pagine bicolore, yum!

Non si può parlare di body modification senza pensare ai piercing. per cui ovviamente, una delle mie unghie doveva averne uno!

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Un richiamo alla croce della copertina, ma con piastrine metalliche.

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Dato che non avevo la minima voglia di prendere a martellate la mia unghia originale (peraltro troppo corta) e volevo qualcosa che spuntasse molto di più, l’anulare ha una unghia finta con lo stesso smalto delle altre.

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Il materiale è un riciclo di alcune vecchie manicure, tutta roba super ghetto.

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Steampunk portrait

Microset assolutamente non impegnativo: ogni tanto fa piacere anche trovarsi con un’amica sul set di tutt’altro e improvvisare. Peraltro, se l’amica è una che già di suo non necessita styling, trucco o parrucco non c’è niente di meglio che sfruttare le luci già posizionate e sadisticamente farla saltare e correre coi tacchi sulla ghiaia fino all’esaurimento.

Model: Ilaria

Non contenta dell’attività sportiva, subito dopo l’ho trascinata in cunicoli poco salubri (ma solo all’ingresso!) per qualche scatto che sfruttasse la luce del pomeriggio.

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The incredible (and drinkable) Hulk

Fa un caldo boia, il computer non è minimamente d’aiuto nel refrigerare l’ambiente e neanche sparare il ventilatore al massimo cambia granchè. Risultato? Sto consumando litri di liquidi e dato che non posso farmi fuori casse di Coca Cola, entra in campo la menta a salvarmi dall’overdose di caffeina. Ovvio che, dopo un paio di settimane, dovevo sperimentare un po’! Partendo dal presupposto che il verde mi ricordava i raggi gamma, volevo qualcosa che ricordasse il colour scheme (viola + verde) di Hulk: inizialmente avevo pensato a qualche grenadine o sciroppo, ma i frutti di bosco interi si possono mangiare alternandoli ai sorsi per cui c’è varietà di gusto. E dato che sono costantemente in saldo, è diventato il mio drink preferito per le serate davanti al Mac, per cui già che dovevo testare un soft box ho immortalato il risultato. :-)

Ovviamente questa è la versione virgin: un Bruce Banner, hahaha! Per arrivare a Hulk è bastato aggiungere un bel po’ di vodka -perchè qualsiasi cosa sta bene con la vodka.

Il bicchiere è uno dei Toxic waste glasses che che mi sono arrivati in regalo secoli fa e che mi sono tenuta stretta fino al momento giusto.

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What is worth celebrating?

E così, l’Italia non ha vinto: nel silenzio di questa domenica sera, le uniche cose che mi tengono sveglia sono il caldo e qualche sporadica zanzara suicida. Peccato perchè dopo un viaggio Bergamo/Milano in compagnia forzata di un gruppo di donnette isteriche che hanno passato tutto il tempo a spalmarsi vicendevolmente badilate di cerone tricolore ragliando su quanto avrebbero festeggiato in Duomo e un quaranta minuti buoni bloccata sulla M1 circondata da tifosi disperati (e senza aria condizionata) a causa di un calo di tensione, l’idea che ora stiano tutti tornando a casa con le pive nel sacco trascinando la bandiera per terra mi fa piangere proprio il cuore, eh si. Senza contare che evitare una nottata all’insegna di urla sguaiate e clacson a ripetizione significa che inizierò la settimana decisamente più rilassata.

Non nutro particolare rancore a chi è appassionato di calcio al punto di voler passare tutta la notte a festeggiare in caso di vittoria… mi dà però tremendamente fastidio il modo in cui i festeggiamenti in questi ultimi anni hanno preso una piega distruttiva, quasi isterica: sarò una ingenua, ma non si dovrebbe sfasciare tutto quando si perde una partita, non quando la si vince? Soprattutto, mi dà fastidio come viene chiuso bonariamente un occhio perchè tutto questo viene visto come “patriottismo” -vale a dire che se si compissero gli stessi identici atti per qualsiasi altro motivo, sarebbero immediatamente stigmatizzati come comportamenti vandalici e prontamente soppressi.

Un paio di giorni fa qualcuno mi aveva lanciato una battuta che, malgrado fosse intesa alla “Modest Proposal” di Swift, onestamente ho trovato molto più logica di quanto invece succede attualmente: invece che sentirsi vicariamente dei vincenti per una pallonata in rete data da uno sconosciuto (sentirsi dire “abbiamo vinto” per settimane da gente che non riesce a fare 2 piani di scale senza collassare è veramente frustrante), bisognerebbe scendere in massa e festeggiare avvenimenti più vicini alla propria realtà. Il concerto del proprio gruppo preferito ha spaccato di brutto? Perchè non esternare la propria soddisfazione sradicando tutte le fioriere (come è successo a Varese per la partita con la Germania)… prendere a calci tutti gli specchietti retrovisori della via mi pare il minimo, dopo aver visto un film spettacolare oltre a ogni aspettativa… e sicuramente troverei meno riprovevole scoprire che i pazzi che saltavano sui tetti delle macchine incolonnate non erano esaltati per essere passati in finale, stavano semplicemente festeggiando il fatto di aver finalmente completato Diablo 3 in modalità inferno.

Se invece vogliamo continuare a festeggiare azioni di persone di cui conosciamo giusto il nome, che non ci toccano in maniera tangibile e non cambieranno minimamente la nostra vita -se non al massimo qualche conversazione al bar- che ne dite di scendere in piazza per:

La caduta di un Impero dittatoriale per mano di un manipolo di ribelli (più i loro amici orsacchiotti)

Un dolcetto gigantesco posseduto da un’entità sumera, sventato da tre scienziati screditati e un token black guy

Una guerra centenaria conclusa grazie al sacrificio di due poveri bifolchi di campagna

Divinità norrene (e supersoldati scongelati) che effettivamente sfasciano macchine, ma solo per difendere newyorkesi dagli alieni

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Reanimator revised

Qualche tempo fa ho avuto l’orrida notizia che la moda del teen-remake è arrivata a toccare anche quel piccolo classico del gore che è Reanimator, con prevedibili risultati di epic failure: le foto di preview farebbero incazzare chiunque da quanto sono malfatte e ovviamente sono riuscite a strappare l’ennesimo “ma stiamo scherzando?!” di incredulità alla sottoscritta.
Personalmente, non sono contraria al remake, se è fatto da gente con un minimo di cognizione di causa: si diceva che Brian Yuzna aveva intenzione di fare qualcosa del genere in futuro e al di là della sua abilità personale, avere il team originale sicuramente avrebbe dato risultati migliori dell’aborto linkato sopra. Inizialmente mi ero chiesta: quanta audience può sperare di avere una serie televisiva *per teenager* dedicata a un rianimatore di cadaveri con un’etica discutibile e più omicidi alle spalle di John Wayne Gacy? A quanto pare, basta prendere un po’ di ventenni bellocci e dallo zigomo affilato, magari mettere qualche stellina glitter sul Necronomicon per coprire le parti peggiori e voilà, il prodotto finale è pronto per il nutrito pubblico di (non esattamente) teenager che si sciroppa da qualche anno qualsiasi stronzata soprannaturale.

Cliccate sulla foto per apprezzare al meglio il new look del povero Herbert West, se riuscite a sopravvivere ai lens flare. Da notare il reagente che per qualche motivo da verde è diventato viola, forse perchè fa più gggotico.

Il perchè di tutto questo rant? Ma per introdurre la mia personale versione del personaggio, ovviamente!

Ho passato gran parte del ponte a casa dei miei e già da un po’ volevo usare la loro orrida soffitta prima che i muratori buttino giù tutto e bonifichino l’area liberando i miei gatti da incubi di piccioni mutanti assassini e me di una location per scatti horror… non avendoci messo piede da mesi, mi ero mentalmente preparata set diversi (una ghost story vittoriana? Un esorcismo vecchio stile?) ma dopo un sopralluogo e una sessione di brainstorming su quanto il martire modello era disposto a subire (c’è un limite anche per il fratello più paziente!), ho deciso di metter mano nuovamente alla collezione di cianfrusaglie di famiglia, questa volta a tema medico, e realizzare un piccolo tributo a Reanimator. Un processo laborioso, dato che ci sono volute circa tre ore di lavoro per creare il set, quattro per gli scatti veri e propri, un’altra oretta per sbaraccare di nuovo tutto e il resto della serata per decontaminarmi dai chili di polvere tossica accumulati nel processo. Di contro, la post è stata molto più veloce del solito, dato che volevo avere scatti volutamente grezzi, con colori neon e sgranature da filmaccio anni ottanta (il primo Reanimator è dell’85).

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